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giovedì 6 novembre 2008

Donnie Darko

Ecco a voi uno dei film più affascinanti e belli degli ultimi anni. Mistrattato, nascosto e poi rivalutato, la storia di questo film è pari solo alla sua coplessità. Complessità comunicativa, più che visiva: non è possibile vedere semplicemente il film di Richard Kelly. Donnie darko è il male e il bene, l'amore e l'odio, la felicità e la tristezza, unite assieme per creare una sensazione di estremo disagio; disagio per la società, per la politica e per il vivere dei giorni d'oggi. L'interpretazione univoca e certa è, secondo me, impossibile in questo caso: sono troppi gli elementi in gioco, troppe le teorie e troppe le conclusioni. La mia conclusione è questa: tutti noi dovremmo essere Donnie Darko. Egli è il frutto dell'evoluzione umana, una persona in grado di pensare, elaborare, giudicare e vivere in modo assolutamente indipendente, sopratutto dal punto di vista culturale e interpretativo della realtà. La cittadina in cui si svolge la storia è volutamente stereotipata, come a mettere ancora di più in evidenze il personaggio principale della pellicola. Personaggio che non è ribelle o disadattato, ma semplicemente troppo perfetto per un mondo, in porticolar modo quello occidentale, ancora arretrato, nonostante gli enormi mezzi di informazione disponibili. Questa non è un'analisi completa del film, è solo una piccola parte di un possibile punto di vista sulla pellicola in questione. Ognuno di noi potrebbe guardare questo film e recepire sensazioni e sentimenti assolutamente unici e personali, cosa che accade molto raramente nell'ambiente cinematografico. L'unico consiglio possibile è questo: Guardatelo, guardatelo, gurdatelo, basta con l'apatia.